Relazione Sonora - dr.ssa Maria Teresa Nardi
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COCCOLE SONORE

L’elemento ritmico-sonoro è senza dubbio uno dei “fili” che lega il pre al post natale; prima della nascita, il feto è in continuo ascolto ed è grazie a questa sua precoce capacità che stabilisce i primi scambi e legami con l’ambiente esterno. Tra suoni uterini e rumori esterni emerge la voce materna: strana, episodica, modulata, melodiosa, ritmica, affettuosa, che si rivolge al feto e che con lui avvia un dialogo, una relazione sonora. Siamo agli albori del linguaggio... e dell’attaccamento.

Alla nascita il piccolo ritrova proprio la voce materna, che ha saputo dare un senso alla vita di relazione uterina; ne riconosce il ritmo, la cadenza, il timbro, la dolce cantilena di cui nuovamente si nutre. Gli studiosi parlano di “nutrizione vocale”: la mamma è seno, e dunque nutrizione fisica, ed anche voce e quindi nutrizione psicologica ed affettiva.

Con il passare delle settimane lo scambio vocalico tra mamma e neonato si fa sempre più spontaneo, istintivo, si fa gioco; quel gioco che Daniel Stern ha indicato come uno degli “ingredienti” fondamentali, assieme all’allattamento e all’identificazione, della relazione/comunicazione primaria fra mamma e bambino.


Stern scrive:

“La mamma e il bambino che giocano insieme fornisco­no un esempio assai diverso di come si forma l'attacca­mento poiché, a differenza dell'allattamento, il gioco non ha alcuno scopo pratico. In questi momenti non c'è latte da succhiare, né ci sono pannolini da cambiare: l'unico obiettivo del gioco è il divertimento reciproco. ... Proprio a causa di questa mancanza di un obiettivo concreto, il gioco è un'attività molto insolita: è la cosa più facile del mondo, ma al tempo stesso anche una delle più difficili. Basta pensare che ... un neonato non sa parlare, non riesce ancora a manipolare gli oggetti, non sa camminare né capisce le parole che gli dite. Tutto questo limita il gioco ai suoni che producete, allo scambio di espressioni del viso, al guardarvi e poi distogliere gli oc­chi, ai movimenti, ai gesti e alla condivisione dell'eccitamento fisico. Il gioco è dunque limitato agli elementi es­senziali dell'interazione umana; è pura e semplice, spon­tanea attività, un'improvvisazione su cui non grava alcun tipo di ipoteca”.



Dallo scritto emerge evidente il suggerimento diretto alle mamme di imparare a prendersi cura del loro bambino non solo soddisfando i bisogni primari; a volte, quando i piccoli piangono chiedono forse qualcosa che va oltre la pappa o il cambio e dunque è importante, in questi momenti, che la mamma offra attenzione, disponibilità e tempo, interagendo proprio con il gioco.

“Un gioco che si limita ai suoni e vocalizzi”, ingrediente fondamentale della relazione sonora della diade, che può essere arricchito da canti infantili, ninna nanne e filastrocche che rimandano al gioco “puro”, ove si fondono melodia, ritmo, movimento, voce, sguardo, tatto, gesti, odore, comunicazione, contenimento e sintonizzazione affettiva.

La ninna nanna è il componimento musicale principe di questa relazione sonora e, a differenza dei suoni vocalici spontanei, viene solitamente usato in determinati momenti da tutte le mamme del mondo. Nelle Leggi, Platone scrive che “le madri sanno per esperienza quanto la ninna nanna, insieme al movimento del bimbo tenuto in braccio, sia efficace come antidoto contro il pianto”. L’istinto materno e la capacità della donna di identificarsi e sintonizzarzi sul figlio la guidano nella scelta di questa o quella espressione sonora che sia fa “medium” tra l’affettività della madre e quella del piccolo. La filastrocca, invece, si fa ponte in un rapporto affettivo che è nello stesso tempo di esplorazione e conoscenza. Gesti e movimenti, onomatopee e ritmi, suoni, versi e modi musicali vengono cercati, praticati e riconosciuti dalla diade che partecipa attivamente alla gioco. Questo materiale, ricco di cadenze ritmiche e di andamenti melodici, aiuta in modo significativo l’apprendimento del linguaggio.

L’incontro settimanale di Coccole Sonore è occasione per ascoltare musica, cantare ninna nanne, imparare filastrocche, danzare e suonare semplici strumenti musicali, insomma per fare un tuffo nel mondo dei suoni in modo giocoso e piacevole

  • perché il bebè ha un’innata predisposizione verso la musica, poiché durante la gravidanza ha vissuto un’intesa attività uditiva, grazie alla quale è maturata la sua capacità percettiva;

  • perché il neonato possa essere adeguatamente stimolato, grazie alla sonorità della voce materna che lo avvicina al mondo sonoro e lo accompagna all’apprendimento del linguaggio;

  • perché la mamma stessa esplori nuovi modi di “stare con” il piccolo, uscendo dal circuito latte/pappa/pannolino, dedicando così del tempo al gioco, per godere di un’interazione efficace e di una relazione positiva;

  • infine, perché la mamma possa rilassarsi, distendersi fisicamente e mentalmente, in un’atmosfera allegra, positiva e serena, assieme ad altre mamme, con le quali condividere gioie e timori della maternità, in un contesto che supporta ed incoraggia.

 
 
 
 

 
 
 
 

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